Favola distopica (e forse utopica) sulla condizione umana, la diversità e la libertà: nella quarta giornata di School Experience a Montescaglioso, a catturare l’attenzione degli oltre 300 studenti degli istituti secondari di secondo grado della provincia di Matera è stato The Animal Kingdom di Thomas Cailley. L’iniziativa è organizzata dall’Ente Autonomo Giffoni Experience e realizzata nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso da Ministero della Cultura – Direzione Generale per il Cinema e l’Audiovisivo e Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione CineCreando, diretta da Giuseppe Disabato.
Questa volta a fare da protagonista della sezione Feature Experience, dedicata ai lungometraggi firmati da registi italiani e internazionali, è la storia di un padre e un figlio adolescente. I due affrontano un viaggio che li cambierà, diretti ad un paesino boscoso nel sud della Francia, dopo aver fatto visita alla madre ricoverata. Ma, Lana, non ha una comune malattia: come alcuni altri esseri umani, ha subito una mutazione misteriosa che la sta privando di umanità, la sta trasformando in ‘bestia’, o ‘creatura’. Così questi strani esseri vengono chiamati dalla collettività. Né più del tutto umani, a volte non ancora del tutto animali, essi vagano per i boschi come spiriti solitari e allucinati, capaci ancora di guardare il mondo ma senza comunicarvi, pure presenze inquietanti, a volte violente, a volte pacifiche, profondamente misteriose. La scienza non sa nulla di questo strano morbo, si limita a ricoverare e dare la caccia a questi individui mostruosi da cui i ‘normali’ devono difendersi, continuando le loro vite come in un mondo parallelo. Così tentano di fare François e il figlio Émile, ma le cose andranno diversamente, per loro che hanno già perso la madre. Non si pensi a “The Animal Kingdom” come a un film di fantascienza, o puramente fantasy, anche se una certa critica superficiale può facilmente appiattirlo in un genere. Niente di tutto questo. All’inizio lo spettatore è tentato di evocare la pandemia da Covid-19: coprifuoco, contagio, isolamento degli infetti, malattie misteriose. Ma, superata questa facile assonanza, la vicenda assume un tono altro, del tutto personale e libero da schemi, sempre più claustrofilica all’interno del bosco, dove le ‘creature’ vivono isolate, quasi una vita magica e insieme incantata, a cui solo il giovane Emile si avvicina. Tra le creature ibride del bosco cercherà la madre perduta, ed incontrerà un nuovo infelice amico trasformato in uccello.
Cosa fare, quindi, dei ‘diversi’? Rinchiuderli in reparti speciali? Perseguitarli? Il diverso è pur sempre derivato da uno di noi, resta pur sempre, in qualche modo, un umano. Sembra che, nella poetica del film, se esiste un modo di sintonizzarsi con chi non è come noi, questo modo sia. È così che Émile ‘sa’ riconoscere la madre, ‘sa’ trovare un amico. Col sentimento, nel senso più preciso ed elevato del termine. Accanto a questo più poetico, l’altro côté del film, potremmo dire, è quello di critica antisistema, evocato fin dalla scena iniziale. Il sistema ci vuole tutti uguali, tutti sani, uniformi, omologati. François non ripeterà col figlio gli errori fatti in precedenza. Sarà capace del più grande atto di amore paterno: lasciarlo libero, lasciarlo diventare ciò che è, ciò che è diventato, anche se ciò significa perderlo; anche dell’adolescenza è una metamorfosi in sé. Amare qualcuno significa rispettarne a fondo l’alterità.
“The Animal Kingdom mi ha fatto riflettere su cosa significhi davvero essere diversi – ha commentato Giulia, 13 anni – spesso la società ha paura di ciò che non comprende e tende a isolare chi non si conforma. Ma questo film ci mostra che la diversità non è una minaccia, è solo un’altra forma di esistenza. Mi ha colpito il modo in cui Émile riesce a vedere oltre l’apparenza, guidato dai sentimenti e non dai pregiudizi. Credo che accettare e rispettare l’altro, anche quando ci sembra lontano da noi, sia il vero segno di umanità.”
A concludere la mattinata Movie Lab, il laboratorio curato da Andrea Contaldo del team Produzione di Giffoni, attraverso il quale gli studenti hanno avuto la possibilità di scoprire i segreti del linguaggio cinematografico, imparando a distinguere tra generi, tecniche di ripresa e ruoli fondamentali durante la realizzazione di un’opera.


