Oltre 300 alunni delle scuole secondarie di secondo grado di Cittanova, Riace e Monasterace hanno preso parte, questa mattina, alla seconda parte della seconda giornata di School Experience 3, l’evento dedicato ai ragazzi e alle ragazze di tutta Italia, inserito nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso da Ministero della Cultura – Direzione Generale per il Cinema e l’Audiovisivo e Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Negli spazi del cinema Gentile di Cittanova (Reggio Calabria), nell’ambito della sezione FEATURE EXPERIENCE +11 hanno assisitito alla proiezione di “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Caroline Link. Anna, nove anni, vive in Germania e l’anno è il 1933. È una delle epoche più travagliate del paese. Ma la bambina è troppo occupata con i compiti e gli amici per notare il volto di Adolf Hitler che brilla sui manifesti affissi in tutta Berlino. E non ha mai nemmeno prestato molta attenzione al fatto di essere ebrea. Essere ebrea, pensa, è solo qualcosa che hai ereditato dai tuoi genitori e dai tuoi nonni, come il colore dei tuoi capelli. Un giorno, è costretta a fare i conti con la realtà. Suo padre è inspiegabilmente scomparso. Poco dopo, lei e suo fratello, Max, vengono portati fuori dalla Germania dalla madre per ritrovarsi con il padre in Svizzera. Anna e la sua famiglia intraprendono un’avventura che si estende oltre i confini di molti paesi. Sono profughi e Anna scoprirà presto che servono speciali abilità per stare sempre un passo avanti ai nazisti.
Tratto dal romanzo omonimo di Judith Kerr, il film diretto da Caroline Link, che aveva vinto nel 2003 l’Oscar come miglior film straniero per Nowhere in Africa, parla della ricerca di un posto nel mondo, dell’impossibilità, forse anche nel contemporaneo guardando all’esodo ucraino, di riuscire a mantenere le proprie radici, che sono probabilmente da ricercare più negli affetti familiari che nelle case grigie sparse in Europa dove i Kemper si nascondono per sfuggire al Führer. È un nazismo invisibile agli occhi, ma che si riflette nei comportamenti dei protagonisti e nel disorientamento, anche linguistico e culturale, vissuto dalla famiglia.
Francesco ha ammesso: “il finale non mi è piaciuto, avrei preferito che Hitler venisse arrestato”, mentre Leila ha condiviso con la platea la sua personalissima testimonianza: “Anche quando non si è costretti a scappare dalle guerre, lasciare le proprie radici è sempre complicato. Sono stata a Londra, poi in Belgio, ora sono di nuovo qui ma per motivi di lavoro dei miei genitori andrò presto a Milano. Alle volte è triste abbandonare di continuo i propri amici”. La fuga necessaria e disperata, grazie alla mediazione di Orazio Cerino del team della Produzione di Giffoni è sttao un tema che ha consentito ai ragazzi di riflettere anche su quanto, purtroppo, le guerre siano ancora attuali e infliggano ferite all’umanità, come nel caso dell’Ucraina.
Per la sezione SHORT EXPERIENCE+11, invece, hanno avuto la possibilità di confrontarsi con una serie di corti: “I gladiatori” di Maryam Rahimi, (Iran, 2022): il piccolo Alì per evitare alla sorellina di andare in sposa alla sua giovanissima età deve pagare un debito. Un uomo che Alì conosce e chiama zio Saleh gli propone di combattere con un altro ragazzo, più forte di lui. I due piccoli gladiatori si fronteggiano tra le incitazioni di adulti assetati di soldi e violenza. Quando il bambino sconfitto è a terra nella polvere, una mano inattesa lo aiuta a rialzarsi. “Mise en place” di Pedro Rigamonti de Mello, (Brasile, 2022): la vita di Cadu è vuota. Un giorno i suoi genitori gli consegnano la chiave della casa della nonna defunta. Lì Cadu trova l’ispirazione per trovare un po’ di “sapore” nella sua vita. E per finire “Scriblle” di Rooa Samer Alshattle, (Giordania, 2022). E’ il viaggio di Mana, che lotta contro l’autolesionismo. L’adolescente ogni giorno cammina da sola verso scuola, mentre tutti intorno a lei sembrano dissolversi come scarabocchi.

